Siracusa 1909. È stata rinvenuta fortuitamente in una grotta artificiale, usata come laboratorio e deposito di uno scultore, che deve aver operato il restauro della base, ritagliandola ed inserendola in una più grande, in marmo grigio.
La leontè, di cui rimane poggiato in basso solo il lembo finale, con evidenti tracce di colore rosso, identifica il giovane Eracle, che, tenendo con la mano sinistra la clava, e con la destra il pomo delle Esperidi, si preparava alla conquista dell’immortalità. L’elegante figura atletica, dall’accurata trattazione anatomica, definita da un sapiente gioco di chiaroscuri, supera la quadratura policletea, risentendo fortemente della lezione di Lisippo. Al suo Agias la nostra scultura può accostarsi per stile, ma con una accademica esecuzione dei particolari, che fa scendere la cronologia al tardo ellenismo.
- P. Orsi in Antike Plastik W. Amelung, Leipzig-Berlin 1928, pp. 172 sgg;
- N. Bonacasa, Scultura e coroplastica in Sicilia nell’età ellenistico-romana, in AA.VV., I Greci in Occidente, Milano 1996, pagg. 423-436;
- ibidem, E.C.Portale, p. 742, n. 358.